categoria:abruzzo, stranezze, curiosità , pescara, parliamo un pò, nuovi spunti
Due notti fa ero sveglia alle 3 e mezza del mattino, ho acceso la tivì e facendo un rapido giro tra i canali, mi son fermata su rai3, interessante, quelle immagini mi ricordavano qualcosa, televideo: Bowling a Columbine.. ah, ecco, è il documentario di M.Moore sull'eccidio della Columbine.. ancora televideo: subito prima hanno trasmesso Elephant, il film di Gus Van Sant, pure 'sta volta mi è sfuggito! eppure è più di un mese che ho 'sto film, ma ancora non l'ho visto.
Finisco il documentario di Moore e mi addormento con il silenzio dei titoli di coda, poco prima della pubblicità..
Ieri sera ho finalmente "scartato" il dvd di Elephant e quell'ora e 20 di visione mi ha lasciato un pò interdetta.. non è un film facile da comprendere, anche perchè me lo aspettavo molto diverso, mi aspettavo di vedere la ricostruzione della personalità di Eric Harris e Dylan Klebod (i due esecutori del massacro), ed invece per circa 50 minuti tutto quello che vedo sono dei volti seguiti dai loro nomi.
Vedi Michelle una ragazzina con gli occhiali e i capelli ricci emarginata dal gruppo, rimproverata dalla prof.ssa di ginnastica perchè non indossa gli shorts, derisa nella palestra dalle ragazze più "trendy" della scuola,
Oppure vedi Elias, un ragazzo che va in giro con una macchina fotografica che ferma due punkettoni in un parco e gli chiede di fargli delle foto, che nel laboratorio di fotografia taglia i negativi e scambia due chiacchiere con gli altri ragazzi che sviluppano le loro foto,
vedi John, un caschetto biondo con una tshirt gialla con su una stampa di un toro (quello di Madrid per intenderci), anzi lui è il primo che vedi nel film, è in macchina con il padre ubriaco, dopo esser riuscito a mettersi alla guida dell'auto, raggiunge la sua scuola, lascia il padre al parcheggio, telefona a casa perchè il fratello venga a prendere il genitore, passa dal preside, che lo punisce per il ritardo con un'ora in più da passare a scuola e lo vedi entrare in un'aula e piangere (per l'esasperazione), poi lo vedi incontrare Elias e lungo il corridoio si lascia scattare una foto dall'amico..
la stessa scena è ripresa per 3 volte da 3 punti di vista diversi,quelli di John, Elias e Michelle..
E poi vedi altre facce, altre brevi storie, altri corridoi, altre porte che si aprono..
Quando John esce dalla scuola e si ferma a giocare con un cane lo vedi incontrare Eric e Alex (nella realtà Eric e Dylan) vestiti come militari carichi di sacche e borse e senti questo breve dialogo:
John: "ehi, dove andate voi due?"
Alex: "Levati dai coglioni e stai lontano, succederà un casino qui"
John: "Che volete fare?"
Nessuna risposta, Eric e Alex si avviano verso l'edificio scolastico.
.. e lo vedi, questo caschetto biondo, correre e dire a tutti di allontanarsi, di non entrare nell'edificio, ma lì già qualcosa sta succedendo, il fumo ha iniziato ad invadere la scuola e lui giunto davanti la sua macchina per pochi istanti lo vedi smarrito, lì dove doveva esserci suo padre e non c'è e mentre la scuola va in malora eccolo il padre che cammina sul prato verso John, alle sue spalle l'edificio preso d'assalto va in fumo.
Dentro le bombe non esplodono, ma il massacro ha avuto inizio, in biblioteca e poi lungo i corridoi, in caffetteria e poi nella cella frigorifera..
Facce normali, una quotidianeità facile da percepire come "usuale" eppure.. eppure la normalità fatta anche di problemi (bullismo, anoressia - le 3 ragazze che vedono John giocare con un cane, pochi istanti prima che i massacratori entrino nella scuola, dopo pranzo si rinchiudono in bagno per vomitare ed è nel bagno che verranno stanate e freddate - ) è intrecciata con una normalità malata, quella di 2 ragazzi emarginati e dagli indubbi problemi psichici che pianificano ed eseguono un massacro, non uccidendo a caso, ma per ragione, una "loro ragione". E non è un massacro inaspettato ed imprevedibile..
L'eccidio, la sparatoria, la parte "nera" del film è relegata agli ultimi 15-20 minuti della narrazione e il massacro si svolge anche qui con qualcosa di irreale.. come quando vedi Benny un ragazzo nero alto, con le treccine, massiccio, che mentre tutti scappano dai corridoi va contro corrente e risale il "fiume" e va nella classe dove c'è una ragazza che accompagna alla finestra per metterla in salvo, lei se ne và, mentre lui rimane lì, in quel macello e continua a risalire il fiume andando incontro alla morte che si presenterà con un unico proiettile, quello di Eric.
Il film è fatto di volti e di normalità più che di plateali esplosioni di violenza ed è questo che in un certo senso lascia un pò "in aria", la stessa narrazione fatta di salti temporali, di scene vissute 2 o 3 volte dalle varie persone (che inconsapevolmente sono tutte attori di un'unica storia), lascia sospesi, se il film avesse seguito un'unica linea temporale sarebbe durato 15 minuti, ma evidentemente non si voleva far risaltare il massacro nella pura e semplice cronologia, si voleva raccontare una realtà al tempo stesso più semplice e più complessa la cui comprensione non è immediata, ma richiede una certa metabolizzazione..
Subito dopo aver spento il pc sono rimasta un pò interdetta, era come mi mancasse qualcosa per chiudere il cerchio, volevo che il film mi raccontasse altro, magari mi aspettavo anche una rappresentazione "spettacolare" della violenza dei 2 ragazzi e queste attese erano state "tradite" e non sapevo cosa fare di quello che avevo visto, che giudizio di valore dargli.. una mano me l'ha data, ancora una volta, il Mereghetti che ha risistemato un pò le fila dei miei pensieri dando loro l'ordine giusto per capire un pò di più il film.
Ed è questa mattina con il dovuto "distacco" e la dovuta freddezza che posso dire che questo era l'unico tipo di narrazione adatta per raccontare il massacro.. infatti non c'è nessuna esaltazione nè del bene nè del male (che in realtà neanche sembrano frapporsi nel film), c'è solo una rappresentazione della vita fatta di volti di persone normali(i nomi che precedono i visi dei ragazzi, sono i nomi veri degli attori..), di persone disadattate e di persone che a quel giorno non sarebbero sopravvissute.
Non è un film di denuncia, per l'inchiesta ed il documentario bisogna guardare Bowling a Columbine, ma Elephant ha il suo valore, magari difficile da digerire alla prima visione, eppure indiscusso.Eppure mi chiedo come mai questo film abbia l'etichetta del Vietato ai minori di 14 anni..
Stamattina cercavo altri film o documentari sul massacro della Columbine e con mia enorme sorpresa sono solo 2 i film/documentari dedicati o collegati a questa tragedia e cioè i già noti e citati:
Bowling a Columbine
Elephant
Questo vuole dire qualcosa?
C'è voglia di dimenticare senza fare i conti con la realtà?
MihoZoe

Il commento del Mereghetti - Dizionario dei film 2006, Baldini Castoldi Dalai editore, pg.878
(..) per ricostruire il massacro degli studenti della Columbine High School di Littleton (già al centro di Bowling a columbine di Michael Moore), Van Sant evita ogni tentazione drammatica, spezza la continuità temporale(le azioni in contemporanea sono raccontate in momenti successivi, riportando continuamente indietro il tempo reale), si "perde" dentro le mille situazioni che si accavallano durante il giorno: gesti che possono dire tutto e niente, che sembrano offrire una spiegazione per poi contraddirsi da soli. Come il comportamento di Alex ed Eric, che prima della carneficina ascoltano Beethoven, guardano filmati nazisti e giocano ai videogame, senza una possibile logica: obbligando lo spettatore a confrontarsi con la propria incapacità a capire il Male nel mondo, smarrito dentro un labirinto di immagini nel quale ci si può solo rassegnare a convivere con la propria angoscia e la propria impotenza. Il titolo, criptico, rimanda a un tv-movie di Alan Clarke del 1989 sul terrorismo irlandese e allude a un modo di dire ("Un problema facile da ignorare come un elefante in un soggiorno"). Ma Van Sant aveva presente anche una parabola buddista in cui alcuni ciechi tastano un elefante, e ciascuno crede di comprendere la natura dell'animale a seconda della parte toccata.
tutta questa clandestinità dov'è che nataIl tema della "precarietà" e dell'atipicità nel mondo del lavoro è diventato il punto di riferimento e di trattazione per molti scrittori contemporanei.
L'ultima opera in ordine cronologico di cui sono venuta a conoscenza è la seguente :
Mi spezzo ma non m'impiego. Guida di viaggio per lavoratori flessibili.
Andrea Bajani
€ 10.80
VI-149
EINAUDI
Einaudi Tascabili. Pop.
ISBN : 880618072X
Dalla quarta di copertina
Li chiamano lavoratori precari e invece sono turisti instancabili, viaggiatori sempre pronti a partire per una nuova eccitante vacanza dalla disoccupazione. Sono i lavoratori 'atipici', diventati ormai cosí tanti da potersi considerare i piú tipici tra i lavoratori in circolazione. Sono gli ex co.co.co, i neo co.pro, le Partite Iva, gli interinali, i tempi determinati. Sono trentenni che vivono come adolescenti tra altri adolescenti, ragazze che nascondono la gravidanza per non perdere il lavoro, uomini e donne non piú giovani che finiscono in un call center a dire "Buongiorno sono Marco".
Pochi minuti fa (magari in replica) è andato in onda su MTV, l'incontro Victoria - Vinicio Capossela.
Tra le varie battute una frase mi è particolarmente piaciuta ed essendo riuscita ad appuntarla la posto qui, tanto per mantenerla viva oltre l'estemporaneità del momento, visto mai per il futuro?
" Il bar non ti regala ricordi, ma spesso i ricordi ti portano al bar " - a quanto dice Cinaski -
Vinicio Capossela
MihoZoe -come dargli torto?-

Questa mattina ero a Pescara e la mia attenzione è stata catturata da un manifesto del Comune, uno dei tanti che ho imparato a riconoscere anche a distanza, vista la caratteristica impostazione grafica.
Mi sono avvicinata e ho letto "Pescara vicina ai caduti italiani per la guerra in Iraq".. subito ho pensato: "guerra?". Lì per lì sono rimasta un pò perplessa e non mi è subito venuto in mente che potesse trattarsi di una "manipolazione", mentre ho subito pensato: "un'ammissione sconcertante da parte del Sindaco D'Alfonso.." però la cosa non mi convinceva, eppure in città tutti i manifesti che avevo incontrato riportavano lo stesso testo.. Poi mi sono avvicinata al manifesto tanto da averlo a 15 cm da me e ho notato che la parola "Guerra" era stata sovrapposta, ma questa manipolazione era stata fatta a regola d'arte, stesso tipo di carattere dell'originale e se il manifesto non avesse avuto due colori (nota nella foto) sarebbe stata dura scoprire il "falso".

Certo un'evoluzione nel "graffitismo urbano" che prima consegnava i propri messaggi ad un pò di vernice e ad un muro, poi ad un pennarello e ad una calligrafia in stampatello ed ora ad una buona stampante e ad una libreria di Font ben ampia. Al di la di qualsiasi considerazione personale, credo comunque che questa situazione "confusa" e "mischiata" andrebbe corretta, ma pare che anche questa volta la comunicazione non venga presa nella giusta considerazione (la foto parla chiaro, uno dei manifesti "incriminati" è proprio davanti all'entrata del Comune e quindi difficilmente ignorabile), o si pensa che i manifesti facciano parte di un economico "arredo urbano" e non invece un mezzo di comunicazione capillare e nei suoi diversi aspetti efficace per parlare alla cittadinanza e nel caso specifico a rappresentarla?
MihoZoe - le foto sono state scattate oggi-
Questa mattina ascoltavo la tv presa in realtà da tutt'altre faccende.. tra le notizie dell'attentato a Nassirya e la triste conta delle vittime e dei feriti. In un attimo di pausa, ho fatto un piccolo zapping tra le reti per giungere fino al canale 3 della tv, Rai3 per l'appunto.. c'era "Neon Libri" una rubrica che in realtà ho sempre visto "quando capita" ma che ha sempre dato buoni consigli sulla lettura perchè, per dirla come la conduttrice, "Nel leggere libri non ci sono controindicazioni..".
Il libro che mi ha colpito di più tra quelli recensiti e di cui scrivo ora, è
Come ti sei ridotto. Modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione
di Curzio Maltese, Ediz. Feltrinelli, pgg.116, 9 € .
Piccola curiosità: ascoltando l'intervista dell'autore, pare che il titolo (Come ti sei ridotto) derivi da un romanzo di Hemingway, Fiesta se non erro, in cui un personaggio chiede all'altro: "Com'è che ti sei ridotto così?" e l'altro (in bancarotta) "In due modi, prima un po' alla volta e poi tutto insieme."
Non potendo descrivere in prima persona il libro, lascio che a parlare sia la sintesi proposta da www.internetbookshop.it che solitamente riporta i commenti delle quarte di copertina delle opere a "garanzia" dunque della veridicità! Quando leggerò questo libro porterò anche il mio contributo per una sua più "puntuale" recensione.
Abstract
Questo libro è un tentativo di rispondere alle due domande che l'autore si è sentito più spesso rivolgere in centinaia d'incontri con studenti dei licei e delle università: com'è stato possibile il berlusconismo? Come si può uscirne? Il decennio dei servi contenti del regime è stata l'ultima "autobiografia nazione" nel senso che Gobetti attribuiva al fascismo. Ma è stato anche il sintomo di un declino prima civile e poi economico, la regressione di un Paese che ha reagito all'avvento di un mondo nuovo con l'ovvietà minacciosa di una (sin troppo familiare) tentazione autarchica. L'eredità che lascia all'Italia è molto più pesante di quanto dicano le statistiche, è la condanna alla sudamericanizzazione.
MihoZoe
Domani è un altro giorno
Paolo Rossi - Che tempo che fa -
MihoZoe - Via.. col vento -