lunedì, 23 ottobre 2006
Dopo aver letto l'articolo riportato sulla homepage di "Repubblica" di oggi, ho deciso che manderò un CV alla Regione Sicilia, hai visto mai che gli avanzino dei soldi e abbiano ancora qualche posto vacante?

La Regione ha debiti fino al 2022, ma spende come negli "anni felicissimi"
162 milioni per l'esercito di prima fila. Buste paga dai 50mila ai 200mila euro

Sicilia, il boom degli stipendi d'oro
Burocrate record 1553 euro al giorno

Megaretribuzione per un fedelissimo del governatore Cuffaro
al direttore dell'agenzia acque in busta più di mezzo milione
di ATTILIO BOLZONI

postato da: 4incantina alle ore 11:35 | Permalink | commenti
categoria:politica, lavoro, notizie, dai giornali, da pensare
venerdì, 28 luglio 2006
I comunicatori non comunicano con il mercato

Attorno alla ‘comunicazione’ si è creato un vasto business formativo: 40 corsi di laurea, per non parlare dei master e dei corsi privati, 40 mila iscritti, 1.000 nuovi laureati in Pr l’anno. Numeri superiori alle reali esigenze delle imprese

MASSIMO CANEVARI

Affascina ed attrae, irresistibilmente, più delle sirene di Ulisse. E non serve farsi legare all’albero maestro, visto che le sempre più nutrite schiere di aspiranti comunicatori sono ben consapevoli della lotta che le attende. In Italia, la prospettiva di lavorare nel settore della Comunicazione conquista e fa tendenza. Tanto che negli ultimi anni sono spuntati come funghi centinaia di corsi master e scuole di specializzazione, che coinvolgono migliaia di formatori, molti dei quali spesso improvvisati perché ingolositi dal grandioso business. I dati sono esplosivi e descrivono un universo professionale in tumultuoso arrembaggio. La sola offerta formativa istituzionale fa registrare più di 40 corsi di laurea fra Scienze della Comunicazione, Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche, per un totale di oltre 40mila studenti impegnati in iter accademici specialistici o master post laurea. La "fame" di formazione per il mondo della comunicazione è enorme: del totale degli iscritti, per il 56% già lavoratori, oltre due terzi è donna, con una netta prevalenza del CentroSud come regioni di provenienza e della fascia d’età 2130 anni. Ogni anno si registrano quasi 1.000 nuovi laureati in Pr, per i quali le agenzie di Public Relations dovrebbero rappresentare il primo passo nel mondo del lavoro, in un mercato nazionale che vede già all’opera più di 70mila comunicatori in relazioni pubbliche, generando un fatturato diretto ed indotto di 12 miliardi di euro l’anno (dati Ferpi). Le università incassano i successi, moltiplicano i corsi e fanno quello che possono per cercare di corrispondere alla domanda:

venerdì, 21 luglio 2006
Una volte a scioperare erano gli operai, oggi dopo i tassisti, i farmacisti, i panificatori.. arrivano gli avvocati.. insomma prima si scioperava per difendere il salario, oggi invece si sciopera per difendere la villa in Sardegna, il Chayenne, la propria casta (di intoccabili).. ma io mi domando e dico: il libero mercato? la libera concorrenza? Sono concetti che ora non vanno più bene?
Però da tutto questo c'è da trarre un'ulteriore considerazione amara, dove sono i disoccupati? gli inoccupati? gli operai in cassa integrazione? i pensionati? i lavoratori in nero?, perchè non fanno sentire la loro voce? -che meriterebbe sicuramente più importanza e più rilievo..-
forse, ancora una volta c'è qualcosa che non va..
e allora sì, guardiamo al tg le "immagini esclusive " della Falchi e di Ricucci di nuovo insieme, diamo risalto all'ennesima operazione di chirurgia estetica andata male con relativa denuncia del personaggio famoso di turno.. andiamo avanti così, sempre dritti fino a non sentire più la terra sotto i piedi, giusto il tempo di librarsi nell'aria e cadere giù nel dirupo...

MihoZoe
postato da: 4incantina alle ore 22:52 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, televisione, attualitĂ , da pensare
venerdì, 30 giugno 2006
Questo manifesto l'ho incrociato sulla banchina dei binari nella stazione di Bologna centrale, un paio di giorni fa.. essendo un pò distante dall'immagine non ho potuto notare i particolari (eloquenti) della foto, ma la domanda, certo, è ben formulata.. io personalmente non la farei tanto al lavoratore in nero, ma a chi l'ha reso tale (e non parlo solo del Super-Mega-Dir.Gen-Lup.Man.-GraFigl.di.Put.).
Dalla stazione, al sito, al blog.. e chi vuole intendere intenda


Per ogni informazione ecco il link della CGIL

MihoZoe
 
postato da: 4incantina alle ore 16:01 | Permalink | commenti (7)
categoria:lavoro, da ricordare, attualità, parliamo un pò, da pensare
venerdì, 09 giugno 2006
E' da un pò che mi era sfuggita dalla mente, ma oggi con il suo impeto e la forza dei ricordi si ripresenta fresca e giuliva alle mie orecchie, passando per un percorso tutto suo, fatto di casualità e di premeditazione. Sto parlando di Stop una canzone dei Mambassa risalente più o meno al Settembre del 2005. La prima cosa che mi colpì della canzone fu il video, molto alla Paolo Virzi dei tempi migliori. Mi colpi la storia e il tipo di narrazione che veniva utilizzato. Un video musicale, a tratti anche simpatico, che parla della cassa integrazione e degli operai (anche di una certa età), di veri operai con un nome, un cognome ed una storia alle spalle che di punto in bianco si ritrovano a spasso e oltre agli inevitabili problemi della condizione si trovano a dover affrontare anche la questione di come dire la verità alla propria famiglia.. Quello era anche il periodo in cui io facevo le mie esperienze da Co.Co.Pro. e forse anche quella condizione mi faceva sentire parte di un qualcosa di indefinito e di incerto. Ho riascoltato la canzone e vale la pena tenerla bene a mente. Pubblico di seguito il testo, ma se potete cercate il video che è la giusta cornice alle parole.


STOP - Mambassa
Ecco c’è il sole ma ho i brividi
il mare è il rifugio dei miei lunedì
il personale pare che fosse in esubero e se
ti scrivo è solo perché io, be’, non riuscivo a dirtelo
è uno stop, ma non è finita qui?
è uno stop, ma saprò riprendermi

ora sai che da un mese ormai
per ore e ore e ore io sto qui

è uno stop, ma non è finita qui?
è uno stop, ma saprò riprendermi
io, be’, non ci credo più
                                                                      quando spiegano che presto ci richiamano
                                                                      dicevo qua non resto più, tra un anno prendo e vado via
                                                                      non mi aspettavo questo, io speravo fosse per una scelta mia
                                                                      è uno stop, ma non è finita qui?
                                                                      è uno stop, ma saprò riprendermi

                                                                     ora sai che da un mese ormai         
                                                                     per ore e ore e ore io sto qui


Max Info www.mescalina.it

MihoZoe
postato da: 4incantina alle ore 19:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, lavoro, videoclip, attualità, parliamo un pò, da pensare
domenica, 14 maggio 2006

Dalla trasmissione "Report" apprendo alcuni dati molto interessanti sulla tutela del lavoro e dei "non occupati" in Danimarca. Nello specifico:

In Danimarca solo il 5% delle persone è disoccupata;

Chi ha perso il lavoro oppure ne è alla ricerca riceve dallo Stato un sussidio di 6.000 corone al mese (650€);

Il sussidio è garantito per 4 anni (anche se c'è una richiesta da parte dell'Industria di ridurre il periodo a 2 anni);

Per mantenere il sussidio bisogna dare prova di cercare effettivamente un lavoro. Ad esempio se il collocamento ti trova un lavoro e ti convoca devi presentarti il giorno successivo all'avviso, altrimenti corri il rischio di perdere il sussidio;

La flessibilità in Danimarca è molto accentuata: se un'industria vede crescere le commesse corre subito a fare assunzioni, perchè tanta velocità? Perchè se poi le cose "vanno male" l'azienda chiede al lavoratore di dimettersi e tutto si risolve.  La differenza con l'Italia è che poi lo stesso collocamento forma il lavoratore per qualificarsi ulteriormente ed essere così più "spendibile" nel mondo del lavoro.

MihoZoe - la prossima settimana a "Report" si parla di pensione integrativa... il passo successivo al lavoro -

postato da: 4incantina alle ore 23:16 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, attualitĂ 
martedì, 09 maggio 2006

Dopo aver parlato dell'ultimo libro scritto da Aldo Nove ("Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese.."), è arrivato il tempo di parlare di "Vita precaria e amore eterno" di Mario Desiati. Un accostamento casuale? No, direi proprio di no e a questa conclusione mi ha accompagnato per mano il programma di C.Augias "Cominciamo bene" nella puntata odierna, in cui ospiti erano proprio Aldo Nove e Mario Desiati. L’argomento della trasmissione? La precarietà.

Il discorso si è sviluppato sotto diverse sfaccettature, il poco tempo a disposizione non ha permesso di far evolvere a pieno il ragionamento, ma gli spunti messi in luce, sono stati di sicuro interesse. La precarietà, diversamente da quello che può credersi ad un primo sguardo disattento, non investe solo il campo del lavoro, perché la ritroviamo nella sua “colpevole fragilità” anche in politica, nella vita sociale, nelle relazioni, nell'amore (già) e la paura di vivere che inevitabilmente si accompagna a questa fragilità va ad espandersi ed infettare tutti i livelli del Vivere.

La generazione che costruirà la struttura dell’Italia del futuro, è seriamente compromessa dalla situazione attuale e basta guardare alle recenti elezioni e all’età media dei politici che siedono in Parlamento per rendersi conto che lo spazio per i giovani non c’è ed una volta in più è -colpevolmente -negato loro.

postato da: 4incantina alle ore 18:32 | Permalink | commenti
categoria:ipse dixit, lavoro, attualità, parliamo un pò
venerdì, 03 marzo 2006

Un'analisi lucida e spietata su quello che è stato  ed è il mondo del lavoro con l'innegabile e (purtroppo) l'inevitabile difficoltà di avere la giusta collocazione professionale. Dopo aver letto l'articolo de "La Stampa" del 23/02/2006 posso dire di far parte della media nazionale, ma questa volta essere nella norma non mi soddisfa affatto. Quando le aziende torneranno con i piedi per terra e non cercheranno per una posizione non qualificata una laurea in ingegneria nucleare con 110 e lode, master ad Oxford, 10 anni di esperienza e la volontà di non percepire nessuna retribuzione (perchè è un onore e non una fatica lavorare 18 ore al giorno e si vive bene anche di sola aria..) bè forse si potrà finalmente avere qualche chance. Fino ad allora è bene documentarsi e non lasciarsi intimorire dalle avversità.. prima o poi si tornerà alla Ragione.

LA STAMPA

Tre anni non bastano per trovare un lavoro dopo l’università (23/02/2006)
Sempre più istruiti, ma i problemi rimangono. Solo il 54% è occupato a dodici mesi dalla laurea. Master e dottorati per rimandare l’inserimento

Il Consorzio Interuniversitario Almalaurea ha presentato in questi giorni il consueto rapporto annuale, fornendo una fotografia della condizione occupazionale dei laureati negli ultimi cinque anni in 35 delle 45 università che aderiscono al consorzio. Per la prima volta, ci sono anche dati sui neo-laureati di primo livello (laurea breve). Il dato positivo è che mai prima ci sono stati così tanti giovani che completano la formazione universitaria in un paese che presenta tuttora i più bassi dati di istruzione. I giovani italiani si laureano in media più tardi dei loro coetanei europei – attorno ai 27-28 anni. Ciò non avviene perché studiano più a lungo, ma perché ci mettono più tempo a completare il curriculum. Chi decide di proseguire gli studi con un master o un dottorato, lo fa in media all’età in cui i coetanei europei stanno terminando gli studi avanzati ed entrando nel mercato del lavoro.

Solo il 54% circa sia di coloro che hanno ottenuto la vecchia laurea, che di quelli che hanno ottenuto la laurea breve nel 2004, è occupato un anno dopo. Se si escludono coloro che lavoravano già al momento della laurea, il tasso di occupazione a seguito della laurea scende ulteriormente: 33% per i laureati di primo livello, 44% per quelli del vecchio ordinamento. Per altro il "salario di ingresso" è persino diminuito: a un anno dalla laurea guadagnava in media 1.161 euro al mese chi si è laureato nel 2000. Chi si è laureato nel 2004 non spunta più di 997 euro. Guadagnano di più i laureati di primo livello che non proseguono gli studi: 1.153 euro al mese, una cifra che è raggiunta dai laureati di vecchio tipo a tre anni dalla laurea. Ma si tratta per lo più di persone che continuano un lavoro che avevano già e quindi hanno una certa anzianità lavorativa.

Questi dati da soli spiegano molto il ritardo con cui i giovani italiani effettuano anche altre transizioni importanti nella vita adulta: uscire da casa, formarsi una famiglia. Non è ancora chiaro se l’introduzione della laurea breve a regime anticiperà la transizione scuola-lavoro, o la ritarderà per una porzione maggiore di giovani. Tanto più che la quota degli occupati a tre anni dalla laurea è un po’ diminuita. È, inoltre, aumentata la percentuale dei neo-occupati con contratti di lavoro atipico, e anche di quelli senza contratto.

A un anno dalla laurea continua ad essere in cerca di lavoro più di un terzo dei laureati al Sud, a fronte del 16% del Centro-Nord, nonostante i primi esprimano una più elevata disponibilità a trasferirsi per lavoro. Chi ha una laurea di tipo tecnico-scientifico ha chance di essere occupato di circa 10 punti percentuali più alte di chi ha una laurea di tipo umanistico e sociale. Gli uomini, a parità di tipo di laurea, hanno più opportunità di essere occupati delle donne, di essere occupati in modo stabile e di passare da un contratto di lavoro atipico ad uno stabile. Gli uomini, infine, hanno più possibilità di essere collocati in posizione professionale alta e guadagnano di più.

Le differenze di reddito sono sorprendentemente più elevate – tra il 15% e il 23% - nelle lauree in cui la presenza di donne è più alta e in alcuni casi superiore a quella degli uomini. In generale, se le donne fanno una scelta non tradizionale migliorano le chance di occupazione e di reddito rispetto a quelle che invece stanno nei percorsi tradizionali. Il mercato del lavoro italiano, pur soffrendo per il basso livello complessivo delle qualificazioni della sua forza lavoro, non è in grado di assorbire e riconoscere adeguatamente chi investe in formazione

MihoZoe- riflettiamo gente, riflettiamo.. come si è riusciti ad arrivare fino a questo punto?-
postato da: 4incantina alle ore 15:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:lavoro, parliamo un pò